Il crepuscolo del narcisismo: rilassati, non c’è niente di male nel dare

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Dona, perché hai tutto ciò che serve al prossimo…
Ama, perché l’amore è l’unica cosa che ti riempirà la vita…
Madre Teresa di Calcutta

Pare che oggi il disturbo narcisistico di personalità riguardi un campione della popolazione così ampio che nella comunità scientifica degli psichiatri si è creato un dibattito acceso sull’opportunità di toglierlo dal DSM, il Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali.

Per ora questo disturbo è salvo, ma ormai tutti hanno sulla bocca il termine narcisismo che sembra non avere più una connotazione negativa, tanto che nella clinica si è sentita l’esigenza di aggiungere l’aggettivo “patologico” per distinguerlo da una condizione considerata tutto sommato “normale”. La cultura egoica è così diffusa che oggi chi non è narcisista è considerato un emarginato, uno sciocco, un naif.

Che cosa si intende per narcisismo?

Il disturbo narcisistico è un disturbo della personalità i cui sintomi principali sono egocentrismo patologico, deficit nella capacità di provare empatia verso altri individui e bisogno di percepire ammirazione, che iniziano entro la prima età adulta e sono presenti in svariati contesti, sfociando in serie difficoltà relazionali ed incapacità ad instaurare rapporti che durano nel tempo.

Vi siete riconosciuti o avete riconosciuto qualcuno? Niente di più facile… Se declinassimo questa sintomatologia sulle dinamiche sociali odierne anziché su un singolo individuo, ci renderemmo conto che è proprio la società ad esserne affetta.

Oggi più che mai ci si racconta che la fine delle relazioni o addirittura il suo mancato inizio siano da imputare al fatto che le persone non sono in grado di instaurare relazioni o farle durare. Si farfugliano “diagnosi” del tipo <<era freddo, distante, completamente concentrato su di sé, incapace di dare se non a se stesso, insomma un vero e proprio egoista narcisista!”>>. Ciò vale per entrambi i sessi pur esistendo stime maggiori di riscontro di questo disturbo nella popolazione maschile.

Chi è narcisista non è capace di dare o non ne ha alcuna intenzione. Ma dare cosa? Oggi ci si riferisce più che altro ad aspetti meramente economici, materiali e di possibile fruizione immediata facendoli però passare per sentimenti, amore e dedizione. Spesso il vero narcisista è proprio colui che si lamenta del fatto che l’altro non sia capace di dare.

Chi si lamenta dell’incapacità di dare dell’altro è perché vuole ricevere, ponendosi in una modalità infantile e regredita, tipica dei narcisisti, proiettando così il proprio bisogno egoistico sull’altro. E’ quindi lui ad essere incapace a dare.

Sembra essere molto difficile oggi mettersi alla prova, ad esempio in un rapporto di coppia, poiché si hanno a mente esclusivamente i propri progetti, le uscite con gli amici, la palestra, i viaggi, etc; tutte cose che sembrano escludere per una coppia avere dei figli, per una persona single pensare ad un progetto di coppia, sino ad arrivare a rinunciare ad un animale domestico per non dovergli dedicare del tempo quotidianamente.

Una volta un paziente mi disse che non poteva tenere neanche una piantina di basilico in casa poiché il prendersene cura sarebbe stato un impegno troppo grande per lui.

Non ci rendiamo conto però che i progetti futuri, lavorativi, vacanzieri, di uscite, che escludono l’altro, poi nel tempo, perdono di valore e ad un certo punto non sembrano avere più senso, lasciando solo un vuoto difficile da colmare.

Un narcisista infatti si circonda di amicizie e relazioni superficiali e di breve durata utili a condividere gli egoismi e gli aspetti materiali. Sono relazioni evanescenti però, poiché al primo albeggiare di vita reale con bisogni e mancanze, alla prima ingerenza sullo stile di vita condiviso sino a quel giorno scompaiono senza lasciare tracce.

La società odierno è permeata di volontà di potenza ed ingordigia. Ed essendo una società narcisista si nutre essenzialmente del malessere altrui proprio perché esiste una forma di godimento nel fatto che l’altro non abbia o, comunque, abbia meno di noi.

Non si riesce a godere di ciò che si ha e che si acquisisce con duro lavoro, sforzo e dedizione, ma si gode di ciò che l’altro non ha o che gli manca.

Spesso il narcisismo sfocia nel sadismo. Ciò che pervade la vita del narcisista di oggi è un vuoto terribile e incolmabile che si nutre del vuoto e della disperazione altrui per sentirsi meno solo. Per questo motivo vanno tanto di moda “il brutto” e il tragico: la creazione di format di trasmissioni imbarazzanti portatrici insane di contenuti macabri e morbosi fa da contraltare al calo di visite nei musei e mostre d’arte.

Il narcisista anche sotto i riflettori si sente terribilmente solo e disperato e vuole che anche l’altro lo sia, in un circolo vizioso in cui il non dare, o addirittura, il togliere, fungono da sedativi momentanei per tale condizione.

Peraltro non solo non riesce a gioire dei successi altrui, dei traguardi che l’altro raggiunge, ma spesso cerca di boicottare in svariati modi la persona che è in grado di raggiungerli.

Questo comportamento risulta rafforzato dai messaggi che da qualche decennio la società sembra inculcare: “pensare per sé”, “concentrarsi su di se”, “pensare innanzitutto al proprio benessere”.

Oggi è l’epoca dell’Io, innanzitutto e sopra tutti. Ma come ha detto qualcuno: “Io io io io io, dopo un po’ si trasforma nel raglio di un asino”.

Sembra non si possa fare molto per questa condizione generale che si è venuta a creare e che sembra essere così diffusa. Eppure all’apice di questa società narcisistica si comincia ad intravederne la decadenza.

Ci sono segnali diffusi di stanchezza: ad esempio il bisogno di ritirarsi in se stessi, il rifuggire le pazzie del mondo, il rifugiarsi nuovamente nell’arte, nella creatività, negli affetti, oppure in ambito aziendale si comincia a teorizzare il managment sostenibile versus il managment solipsistico degli squali.

A livello personale siamo talmente concentrati sul do ut des, sul garantirci i nostri singoli egoismi, che la coltivazione del nostro ego diviene paradossalmente un sacrificio per noi stessi e la nostra vita. Per rincorrere questo nostro egoismo di oggi rinunciamo, per iperbole, a molto di più: sentimenti, affetti, esperienze da condividere.

L’egoismo esasperato di oggi non concede tregue. Perseguire progetti personali, difendere la nostra confort zone a tutti i costi, non permettere a nessuno di condizionare in alcun modo la nostra vita è un lavoro a tempo pieno molto stancante e che arriva ad esaurirci a tal punto da chiedersi se non sarebbe meglio lasciarsi andare…

Rilassiamoci, non c’è niente di male nel dare.

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