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L’eclissi del desiderio

“Il desiderio fa fiorire ogni cosa; il possesso rende tutto logoro e sbiadito”

Marcel Proust.

 

Il desiderio non può esistere senza la mancanza.

Desiderio viene dal latino de– privativo e sidus, stella. Letteralmente: “La mancanza delle stelle”.

Oggi, sempre più, la sensazione che ci pervade è quella di “avvertire la mancanza delle stelle”, di buoni presagi, di buoni auspici. Un “sentire la mancanza di ciò che è piacevole, buono”.

burri_grande_saccoTroppo spesso capita di sentirsi dei contenitori vuoti.

La domanda da porci, dunque, è: ma come si fa a desiderare nel vuoto?

Il desiderio presuppone un contenuto.

Se c’è desiderio non c’è vuoto perché il desiderio contiene in sé la pienezza di un qualcosa: un progetto, un sentimento, una gratificazione, un premio, un sacrificio (si, anche contemplare il sacrificio fa parte della capacità di desiderare), una passione, uno sforzo che porti ad un qualunque risultato.

Ecco, oggi tutto questo sembra mancare.

La mancanza del desiderio è la formula dell’ “antiamore”; rompe il legame con l’altro in quanto individuo a sé. I rapporti tra le persone incapaci di desiderare sono rapporti autistici e mediati solo da oggetti e non dai sentimenti.

Sembra mancare sempre di più anche l’Eros, inteso come spinta vitale, come pulsione di vita, mediata dal sesso e trasmessa attraverso esso.

Sempre più spesso sento dire: “Dottoressa, non ho più voglia di fare l’amore; non ho più voglia di fare sesso. È stancante. È stupido. È inutile.” Come se la spinta istintuale del sesso fosse, anch’essa, legata all’ottenimento di qualcosa, anziché essere fine a se stessa, come dovrebbe esserlo per sua natura.

Non si vuol far sesso se non c’è garanzia di un rapporto o di un qualunque altro tipo di usufrutto (indistintamente per l’uomo e per la donna).

Fare sesso inoltre, oggi, sembra essere stancante.

Avere un progetto sembra essere stancante.

Lavorare per ottenere qualcosa, sembra essere stancante.

Procreare sembra essere stancante (anziché la cosa più naturale del mondo).

Corteggiare sembra essere stancante.

Desiderare sembra essere stancante.

La stanchezza sembra aver preso il sopravvento.

Ma stanchezza di cosa?

Ci siamo mai soffermati a pensare a quale stanchezza, realmente, ci si riferisce?

A volte è fisica, e oggettiva. Altre volte sembra essere l’unica via d’uscita per non dover fare, o per non guardare in faccia la realtà.

Allora possiamo anche parlare di depressione.

Ma la depressione di oggi non ha molto a che vedere con quella che conosciamo o che ci immaginiamo.

La vita privata della capacità (e possibilità) di desiderare, è una vita depressa. Questa non è da considerarsi una diagnosi, ma un dato di fatto.

Manca l’attivazione alla vita se mancano un sogno od un progetto.

Se manca la speranza che qualcosa possa accadere, manca il senso stesso dell’esistenza.

La vita è per sua natura stancante; convincerci, inutilmente, che non sia così, è depressivo e invalidante.

Bisogna riuscire a trovare la bellezza anche nell’oscurità.

Se questa mancanza del desiderio persiste, e non si fa nulla per affrontarla, magari con l’aiuto di un esperto, si potrebbe arrivare a forme di psicosi e dissociazione.

È necessario intervenire il prima possibile.

Ci tengo a precisare, inoltre, che nessuno è immune da questo vissuto. Non contano l’intelligenza, la professione, la realizzazione lavorativa, la tranquillità economica; la mancanza di desiderio non fa distinzione di sesso, età, livello culturale, status socio-economico.

Allo stesso modo anche affrontare questo problema è possibile per chiunque.

Per chiunque lo “desideri” realmente…

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